Sempre nel campo degli interventi di chirurgia mininvasiva vanno considerati i distanziatori interspinosi, lo scopo è quello di tenere aperto il forame di coniugazione (come quando si flette in avanti la schiena) in modo da evitare che i tessuti molli o l’osso riducano la pressione sul midollo spinale o sulle radici nervose.

Liberando le strutture nervose dalla compressione, il distanziatore interspinoso può consentire al paziente di stare in piedi e camminare liberamente senza avvertire il dolore o la debolezza alle gambe.

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Esistono differenti tipi di distanziatori, alcuni richiedono l’uso di anestesia generale e di incisioni cutanee con scollamento dei tessuti. I sistemi più semplici sono costituiti da un piccolo oggetto di titanio o di materiale plastico, che viene posizionato tra i processi spinosi in corrispondenza del livello interessato della colonna vertebrale.

Come si esegue?

La procedura viene eseguita in anestesia locale e ha la durata di circa 30 minuti. Si esegue una incisione cutanea di circa 1,5cm lateralmente alla colonna vertebrale. Si introduce uno strumento (chiamato trocar) fino a raggiungere lo spazio interspinoso.

Ciò serve a dilatare i tessuti per facilitare il passaggio del distanziatore, che viene lasciato quindi nella posizione desiderata, dopo averne controllato il corretto alloggiamento nello spazio interspinoso.

Esso è dotato di un sistema di alette o di una forma particolare che ne impediscono il dislocamento nel periodo post-operatorio.

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La scomparsa o la riduzione dei sintomi a carico delle gambe si percepisce da 24 a 48 ore dopo la procedura. Per alcuni giorni, però a causa dell’incisione, potrebbe essere ancora presente un po’ di mal di schiena.

 

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Il paziente generalmente può alzarsi e camminare entro 48 ore dall’intervento. Il medico potrebbe suggerire di limitare determinate attività fisiche nella settimana successiva all’impianto, in genere è possibile tornare alle normali attività lavorative entro una/due settimane.

Come per ogni intervento chirurgico, esistono dei rischi potenziali. Si dovrà discutere con il medico i possibili rischi associati a questo trattamento e decidere se è indicato per la propria situazione clinica.